Breve storia di Rovigo
Dalle torri del vescovo alla città d’arte discreta

Le origini: un nome e un vescovo
Rovigo entra nella storia scritta in punta di piedi. Un documento ravennate del 24 aprile 838 cita per la prima volta il luogo, chiamato «Rodigo». Da dove venga quel nome, ancora oggi, nessuno lo sa con certezza.
La svolta arriva nel X secolo. Gli Ungari hanno devastato Adria, e il suo vescovo, Paolo, cerca un luogo più sicuro. Le fonti locali lo chiamano Paolo Cattaneo. La sua scelta cade su Rovigo, che diventa la sua residenza. Secondo la tradizione documentaria, nel 920 una bolla di papa Giovanni X lo autorizza a fortificarla, e le difese risultano completate entro il 945. Da quel nucleo, un terrapieno sull’antico corso dell’Adige, nasce il castello. Ne restano oggi le due torri, simbolo della città.
Il tempo degli Estensi
Nel XII secolo il potere passa gradualmente alla Casa d’Este. Negli anni Trenta del secolo i visconti di Rovigo innalzano, in nome degli Estensi, una cinta muraria in laterizio. Nel 1194 la città diventa possesso formale di Azzo VI d’Este. Per quasi tre secoli Rovigo resta l’avamposto settentrionale del dominio ferrarese.
Sotto il Leone di San Marco
Tutto cambia con la Guerra di Ferrara. Nel 1482 Venezia espugna la città dopo un assedio, e la pace di Bagnolo, nell’agosto del 1484, le assegna Rovigo e il Polesine. Gli Estensi riprendono brevemente il controllo durante la guerra della Lega di Cambrai. Ma dal 1514 la Serenissima resta padrona, fino alla sua caduta nel 1797.
Sono i secoli che disegnano il cuore della città. Arrivano la colonna con il Leone di San Marco, la Torre civica «veneziana» e i grandi palazzi rinascimentali attorno alla Piazza Maggiore. Nel 1580 nasce l’Accademia dei Concordi, che ancora oggi custodisce la memoria colta di Rovigo.
Francesi, Austriaci, Italia
Con la fine della Repubblica arrivano i Francesi, che abbattono il leone marciano. In epoca napoleonica, nel 1806, Rovigo è eretta in ducato, un duché grand-fief, a favore del generale Anne Jean Marie René Savary.
Nel 1815 l’Austria la dichiara città regia nel Regno Lombardo-Veneto. Rovigo è capoluogo di provincia e si dota di nuovi edifici: il Teatro Sociale nel 1819, il palazzo della Gran Guardia nel 1854. Nel 1866, infine, la città entra nel Regno d’Italia.
Il Novecento: acqua e memoria
Il Novecento ridisegna il volto urbano. Nel 1930 viene demolito il vecchio ghetto ebraico. Nel 1937 l’Adigetto, il corso d’acqua che attraversava il centro, viene deviato ai margini occidentali della città: al suo posto nasce Corso del Popolo. La città d’acqua diventa, almeno in superficie, una città di strade.
Nel novembre 1951 arriva la prova più dura. La grande alluvione del Po sommerge oltre mille chilometri quadrati di Polesine. Circa 180.000 persone sono costrette a lasciare le proprie case, e molte non vi faranno più ritorno. È una ferita che segna per sempre la storia del territorio.
Rovigo oggi
Oggi Rovigo è una città d’arte discreta. Dietro portici e cortili custodisce più storie di quante ne mostri a prima vista. Basta rallentare il passo per accorgersene. Le torri del castello ricordano il vescovo delle origini, la colonna di San Marco i secoli veneziani, il Corso il fiume che non c’è più. Ogni angolo conserva un frammento di questa lunga storia, in attesa di essere raccontato.
Fonti
- Wikipedia
- Encyclopaedia Britannica
- Regione Veneto – Veneto Around Me
- Regione Veneto – Veneto Around Me
- Regione Veneto – Veneto Around Me
- Dipartimento della Protezione Civile
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