Milano, 1897. Nella redazione del Corriere della Sera entra un ragazzo di ventitré anni arrivato da Badia Polesine. Ha studiato da agrimensore e comincia dal basso, rileggendo le bozze. Si chiama Eugenio Balzan, è nato il 20 aprile 1874 e in quel giornale resterà per più di trent'anni.
La sua carriera è rapida. Da correttore di bozze diventa cronista, poi capo della cronaca e inviato speciale. Nel 1903 il direttore Luigi Albertini gli affida l'amministrazione della casa editrice. Col tempo Balzan diventa anche socio del giornale, con una quota di minoranza.
Nel 1933 lascia il Corriere e l'Italia, in contrasto con il clima ostile a un giornale indipendente. Si stabilisce in Svizzera, prima a Zurigo e poi a Lugano. Lì investe con successo il suo patrimonio e continua a sostenere istituzioni e persone in difficoltà. Coltiva anche una passione: la pittura italiana dell'Ottocento. Nel 1944 la sua raccolta viene esposta al Kunsthaus di Zurigo. Rientra ufficialmente in Italia nel 1950 e muore a Lugano il 15 luglio 1953.
La storia potrebbe finire qui, ma la figlia Lina decide di trasformare l'eredità paterna in un'opera dedicata alla sua memoria. Nasce così la Fondazione Internazionale Premio Eugenio Balzan, con sedi a Milano e Zurigo. Tra i primi premiati per l'umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli ci sono la Fondazione Nobel, nel 1961, e papa Giovanni XXIII, nel 1962.
A Badia Polesine il nome di Balzan è ovunque. Il Teatro Sociale, costruito nel 1812 e chiamato per i suoi stucchi e le sue dorature la «piccola Fenice», porta il suo nome. Nel ridotto del teatro, in piazza Vittorio Emanuele II, è esposta la Collezione Balzan: una cinquantina di dipinti italiani di fine Ottocento, con opere di Filippo Palizzi, Domenico Morelli, Mosè Bianchi e Giacomo Favretto. La collezione è affidata dalla Fondazione al Comune. Una visita qui riporta il ragazzo delle bozze nel paese da cui era partito.


