Giugno 1928. Sul pack a nordest delle isole Svalbard, i superstiti del dirigibile Italia aspettano i soccorsi accanto a quella che passerà alla storia come la «tenda rossa». Il pilota che riuscirà a raggiungerli dal cielo è nato lontanissimo dal ghiaccio, tra gli argini del delta del Po.
Umberto Maddalena nasce a Bottrighe, oggi frazione di Adria, il 14 dicembre 1894. Il padre Ettore è medico. Cresce a Pettorazza e studia all'istituto nautico di Venezia. Nel maggio 1915, quando l'Italia entra in guerra, si trova a Buenos Aires. Rientra, diventa pilota di idrovolanti e compie sessanta missioni di guerra.
Nel 1928 comanda uno stormo di idrovolanti impegnato in una crociera nel Mediterraneo. Arriva l'ordine di rientrare: bisogna cercare i naufraghi dell'Italia. Un bimotore Savoia-Marchetti S.55 viene preparato in fretta e il 10 giugno decolla da Sesto Calende. Dopo otto giorni di volo, ostacolato dal maltempo, raggiunge la baia del Re, base delle ricerche.
Maddalena riparte subito. Vola per sette ore senza vedere nulla. Ma dalla tenda i naufraghi comunicano via radio di aver visto passare il suo aereo. Grazie a un ponte radio improvvisato, l'equipaggio torna sul punto giusto e paracaduta i rifornimenti richiesti. Per quell'impresa riceve la medaglia d'argento al valore aeronautico. È il momento della sua massima popolarità.
Seguono altri primati. Nel 1930, alternandosi ai comandi con Cecconi, resta in volo per 67 ore e percorre 8188 chilometri in circuito chiuso, stabilendo due record mondiali. Il 19 marzo 1931 il suo aereo esplode in volo sopra Marina di Pisa. Maddalena ha 36 anni.
Bottrighe non lo ha dimenticato. Nell'atrio dell'ex municipio, in piazza della Libertà, un ritratto in gesso dello scultore Pietro Ronconi, del 1932, porta inciso un motto: «Verso la meta». Da qui conviene partire per scoprire i luoghi del paese legati all'aviatore, a pochi passi dall'argine del grande fiume.

