Nella campagna di Fratta Polesine sorge l’unico sito UNESCO della provincia di Rovigo. Villa Badoer fu commissionata nel 1554 dal nobile veneziano Francesco Badoer, sposato con Lucietta Loredan. Andrea Palladio la progettò tra il 1554 e il 1555, e i lavori si svolsero all’incirca tra il 1556 e il 1563.
Qui Palladio fece un passo decisivo. Per la prima volta in una villa usò fino in fondo il pronao con frontone in facciata: la «facciata a tempio» che sarebbe diventata il suo marchio.
Un tempio sopra le piene
La villa poggia su un alto basamento. La protegge dalle piene dei fiumi e la rende visibile da lontano, nella pianura piatta. Ai lati si aprono le barchesse curve, come due braccia tese verso chi arriva.
Si ispirano alle esedre del Foro di Augusto a Roma. Tra i tanti progetti di Palladio, sono l’unico esempio realizzato di barchesse curve.
L’architetto pubblicò la villa nei suoi Quattro libri dell’architettura, nel 1570. Vi ricordava le sale decorate con «grottesche di bellissima inventione dal Giallo Fiorentino». Gli affreschi celebrano anche il legame tra Francesco Badoer e il cognato Giorgio Loredan. Studi recenti identificano il «Giallo» con il pittore fiorentino Pier Francesco di Jacopo Foschi, ma l’attribuzione resta un’ipotesi.
Dal Rinascimento all’età del Bronzo
Dopo vari passaggi di proprietà, la villa è arrivata alla Provincia di Rovigo. Dal 1996 fa parte del sito UNESCO «La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto».
Dal 2009 la barchessa nord ospita il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, dedicato a Frattesina. Tra il XIII e il X secolo a.C. questo villaggio dell’età del Bronzo era un centro di produzione e di scambi su scala europea. Vi si lavoravano vetro, bronzo e osso.
Così, sotto lo stesso tetto, convivono due mondi lontanissimi. Da una parte l’eleganza del Rinascimento veneziano. Dall’altra le mani degli artigiani che, molti secoli prima, facevano di questa pianura un crocevia d’Europa.




