Casa rurale tra campi e nebbia a Grignano Polesine, Rovigo
Campagna e casa rurale nella nebbia a Grignano Polesine, Rovigo; paesaggio evocativo del mondo del filò, non la documentazione di una veglia nella stalla · Threecharlie · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
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Tradizione · Vari comuni del Polesine

Fòle e filò

Streghe, processi e racconti nelle stalle d’inverno

Epoca
XVI secolo (processi); XIX-XX secolo (tradizione orale)

Nelle sere d’inverno, quando i campi del Polesine erano gelati e la nebbia saliva dai fossi, le famiglie contadine si riunivano nella stalla. Lì il fiato degli animali scaldava l’aria. E lì si faceva filò.

Le donne filavano e rammendavano. Gli uomini aggiustavano gli attrezzi. I bambini ascoltavano. E soprattutto si raccontava. Fòle, cioè fiabe. Storie di paura, canti, superstizioni passate di voce in voce, che nessuno scriveva.

In quei racconti c’era un mondo intero di presenze. Gli studiosi li chiamano gli "esseri fantastici" della tradizione orale polesana. Gli etnografi hanno cominciato a registrarli solo nel Novecento, quando quel mondo stava ormai scomparendo.

C’erano le storie per spaventare i bambini e tenerli lontani dall’acqua e dal buio. In una terra di fossi, canali e fiumi, era un modo per proteggerli. E c’erano le credenze che servivano a spiegare ciò che non si capiva: una malattia improvvisa, una mucca che non dava latte, un raccolto perduto.

Molto prima dei filò, però, le streghe del Polesine erano finite nelle carte dei tribunali.

Nel secondo Cinquecento, a Rovigo e nel territorio di Adria, si celebrarono processi per magia e stregoneria. Erano gli anni della Controriforma. Medicina popolare, guaritrici, rimedi, preghiere e sospetti si mescolavano. Il confine tra chi curava e chi "faceva fatture" era sottile. E poteva diventare pericoloso.

In quegli stessi anni la giustizia guardava anche alle idee. Nel 1551, a Rovigo, erano stati processati alcuni eretici.

Così le due storie si toccano. Da una parte le voci delle stalle, libere e senza autore. Dall’altra le carte dei processi, dove quelle stesse credenze diventavano accuse. In mezzo, un Polesine che cercava di dare un nome alla paura.

Di quelle voci, oggi, restano poche raccolte preziose, frutto del lavoro paziente di studiosi locali. Ascoltarle significa entrare in un Polesine diverso da quello delle ville e delle bonifiche. Un Polesine notturno, fatto di nebbia, di acqua e di paura, dove ogni fosso poteva nascondere qualcosa.

È un mondo che non ha lasciato monumenti. Non ci sono chiese o palazzi da visitare per vederlo. Sopravvive nelle parole, nelle registrazioni, nei libri.

Ed è proprio a questo Polesine notturno che, molti anni dopo, il cinema si sarebbe ispirato per inventare un mistero tutto moderno.

Fonti

  1. Rete Italiana di Cultura Popolare
  2. Minelliana
  3. Minelliana
  4. Minelliana
  5. Cineuropa

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