Rovigo, quartiere di San Bortolo, 20 ottobre 1919. Nasce Mario Battaglini, quarto di sei figli. È così grande che la madre lo chiama «Macistin», come Maciste. Da quel diminutivo nasce il soprannome che lo accompagnerà per sempre: Maci.
Lascia la scuola in seconda elementare e prova di tutto: atletica, calcio, nuoto, ciclismo, basket, pugilato. Poi scopre il rugby. Il 26 dicembre 1936 debutta con la squadra di Rovigo, battuta 17 a 0 dal Padova. Tre anni dopo vince con la Gil Rovigo il titolo italiano giovanile, il primo nella storia della città. Con l'Amatori Milano conquista gli scudetti del 1940 e del 1943. Nel 1940 è il primo rodigino a vestire la maglia azzurra.
Arriva la guerra. Battaglini combatte nei Balcani e in Russia e riceve la Croce al valor militare per aver bonificato campi minati. Dopo il conflitto è tra i primi italiani a giocare in Francia: due stagioni a Vienne, vicino a Lione, e una a Tolone. I francesi lo chiamano «le grand Battà» e «le roi des buteurs», il re dei calci piazzati, per la precisione al piede.
Torna a Rovigo come giocatore-allenatore e vince tre scudetti di fila, nel 1951, 1952 e 1953. Da allenatore porta le Fiamme Oro di Padova ad altri tre titoli, tra il 1958 e il 1960. Smette di giocare nel 1963. La sua ultima partita in panchina, il 7 giugno 1969, è Rovigo-Clermont-Ferrand.
Nell'autunno del 1970 cade dalla bicicletta su una strada ghiacciata. Entra in coma e muore all'ospedale di Padova il primo gennaio 1971, a 51 anni. Al funerale, don Mario Bisaglia lo paragona a Sansone, un uomo forte e dolce. Lo scrittore Gian Antonio Cibotto ricorderà che nel suo cuore c'era sempre la «piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti».
Oggi lo stadio del rugby di Rovigo porta il suo nome. In città gli sono dedicati anche un monumento e un ritratto sulla tribuna. Basta assistere a una partita dei Bersaglieri per capire che Maci, qui, gioca ancora.




