Ad Adria, la città che ha dato il nome all’Adriatico, due cattedrali si fronteggiano a pochi passi l’una dall’altra. La più grande è la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, sede della Diocesi di Adria-Rovigo. L’altra è la Cattedrale Vecchia, dedicata a San Giovanni, che ancora oggi serve come chiesa parrocchiale. Insieme raccontano più di mille anni di storia religiosa.
La chiesa che continuò a rinascere
La chiesa antica fu rifatta più volte. Nel 1407 venne ricostruita a tre navate. Nel 1463 fu restaurata e il 22 maggio 1644 ricevette una nuova consacrazione. Nel 1686 si ricostruì anche il campanile.
Nel 1830 si decise di dare alla città un nuovo duomo, e una parte dell’edificio antico fu abbattuta. La nuova cattedrale era in funzione già nel 1836, con altari, organo e cantoria. La consacrazione arrivò però solo il 10 settembre 1882, per mano del vescovo Giuseppe Apollonio.
È un edificio imponente: lungo circa 70 metri e largo 33, con un campanile isolato alto circa 60 metri. La facciata in mattoni è rimasta incompiuta, come un discorso lasciato a metà.
Gli apostoli sotto terra
Furono proprio gli scavi del 1830 a regalare la scoperta più emozionante. Dal terreno riapparve un piccolo sacello affrescato, forse l’abside di una cattedrale ancora più antica.
Dalle pareti guardano sei apostoli racchiusi in medaglioni, le cosiddette imagines clipeatae, accompagnati da iscrizioni latine. Le fonti ne definiscono lo stile bizantino o carolingio. Sono volti che attraversano i secoli e arrivano fino a noi quasi in silenzio.
Quanto sia antico questo sacello resta una domanda aperta. Le fonti oscillano tra la fine del IX e la seconda metà del X secolo, e alcune propongono un’origine ancora più remota.
La cripta ha conosciuto anche prove dure. Durante l’alluvione del Polesine del 1951 subì gravi danni. Oggi resta il cuore più nascosto di questo luogo, il punto in cui la storia di Adria scende sotto la superficie e si fa racconto per immagini.




