A due passi da San Francesco, su via IV Novembre, c’è un oratorio che molti rodigini chiamano semplicemente "il Cristo". Il suo nome ufficiale è Santissima Concezione. La sua storia, secondo le schede della Regione Veneto e della Soprintendenza, parte proprio dalle origini francescane della città. È facile passarci davanti senza fermarsi: l’oratorio è piccolo, e la sua facciata bianca è molto più giovane della sua storia.
Dove oggi sorge l’oratorio, nella prima metà del Duecento i frati francescani costruirono una prima cappella. La presenza dei Frati Minori a Rovigo è documentata nei primi decenni del XIII secolo ed è legata ai lasciti di Obizzo II d’Este per la costruzione del convento.
Un interno raccolto
L’edificio di oggi è del Quattrocento. Dentro è sobrio ed elegante. Tre navate basse sono divise da colonne doriche in pietra bianca. Sopra, un soffitto di travi di legno a vista. C’è poi una piccola cappella della Vergine, coperta da una cupola a semisfera. È uno spazio fatto per il raccoglimento più che per lo stupore. Dal 7 maggio 1806 l’oratorio appartiene alla parrocchia dei Santi Francesco e Giustina, istituita in quella data.
La facciata di un giovane architetto
Nel 1888 l’oratorio ebbe una nuova facciata in marmo e pietra bianca, in stile rinascimentale ispirato all’Alberti. La progettò l’architetto rodigino Raffaele Cattaneo (1861-1889), al posto di un progetto precedente di Massimino Baseggio. Cattaneo morì giovanissimo, l’anno dopo. Così il piccolo edificio racconta due epoche insieme: dentro il Quattrocento, fuori un Ottocento che guarda al Rinascimento.
Dentro si conservano un prezioso altare del Settecento, due altari in marmi policromi veneti del XVII-XVIII secolo e affreschi restaurati. Il tesoro più antico del luogo è però un frammento di affresco con la Vergine e il Bambino. È piccolo, ma è il segno più antico di una devozione che in questo angolo di Rovigo dura da secoli.



