Un’immagine che chiamava le folle
Tutto comincia da un affresco. Una Madonna con il Bambino, venerata in un piccolo luogo di preghiera vicino al convento francescano. L’immagine esisteva già nel 1515. Verso la fine del Cinquecento la sua fama di immagine miracolosa crebbe moltissimo. Nel 1595 il cronista Celio Nicolio pubblicò un libretto con 115 eventi ritenuti prodigiosi. Anche dopo la fine di un’epidemia di peste, il piccolo oratorio non bastava più per la folla dei fedeli.
Due ottagoni, uno dentro l’altro
Il 13 ottobre 1594, alla presenza del vescovo Lorenzo Laureti, dei frati francescani e delle autorità cittadine, fu posata la prima pietra del nuovo tempio. Il progetto era di Francesco Zamberlan di Bassano, collaboratore di Andrea Palladio.
La pianta è ottagonale, e da qui viene il nome popolare di "Rotonda". Gli ottagoni, in realtà, sono due, uno dentro l’altro: la chiesa e un ampio portico con colonne tuscaniche. L’8 settembre 1608 l’immagine sacra lasciò il vecchio oratorio per il nuovo tempio. Le fonti indicano la fine dei lavori tra il 1606 e il 1613.
La vetrina della Serenissima
Per circa sessant’anni le pareti si riempirono di tele dei maggiori pittori veneziani del Seicento: Francesco Maffei, Antonio Zanchi, Pietro Ricchi, Pietro Liberi, Andrea Celesti, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Pietro Muttoni e altri.
Le tele sono disposte in fasce. Raccontano le storie di Maria e i miracoli della Madonna. Ma molti quadri celebrano anche i podestà veneziani che governavano Rovigo. Così il santuario è diventato una vetrina del potere della Serenissima, dove fede e politica si intrecciano in un modo raro.
Lo sguardo poi sale. L’affresco della cupola, con un miracolo della Madonna del Soccorso, è di Vittorio Bressanin (1887). Fuori, staccato dalla chiesa, svetta il campanile alto 57 metri. Lo progettò Baldassarre Longhena, l’architetto della Salute di Venezia. Iniziato nel 1655, fu finito solo nel 1773: più di un secolo per una torre.




