Il Duomo di Rovigo è legato più di ogni altra chiesa al vescovo della città. Secondo le guide turistiche le sue origini risalgono al 964, forse sopra una pieve più antica. Il passaggio decisivo lo documenta l’archivio diocesano. Nel X secolo il vescovo Paolo, con il permesso di papa Giovanni X, spostò la sua residenza da Adria a Rovigo. Accanto al vescovo serviva un capitolo di canonici, e il capitolo nacque qui, presso il Duomo. Nel 1771 contava dodici canonici e otto mansionari.
Dal declino alla cupola
La chiesa ebbe un primo rifacimento nel Quattrocento. Nel 1636 era così malmessa che il vescovo Retano sospese per un periodo le attività del capitolo. La svolta arrivò nel 1696. Il vescovo Carlo Labia, patrizio veneziano e letterato, fece ricostruire la chiesa su progetto del padovano Girolamo Frigimelica.
La grande cupola ottagonale, che domina il profilo dell’edificio, fu ricostruita a partire dal 1791, con il progetto affidato a Giuseppe Sabadini. La facciata in mattoni, invece, è rimasta incompiuta nonostante vari tentativi. Ancora oggi è una delle immagini più curiose del centro: una chiesa importante che si presenta alla piazza come un cantiere sospeso.
Una cattedrale a metà
Nel 1780 il vescovo Speroni degli Alvarotti permise ai canonici di indossare le insegne della cattedrale. Nel 1867 i beni del capitolo furono incamerati dallo Stato italiano. Nel 1901 Leone XIII ricostituì il capitolo. Infine, con il nuovo nome della diocesi, Adria-Rovigo, Santo Stefano è diventata concattedrale, accanto alla cattedrale di Adria. Le fonti indicano il 1986 o il 1987.
Dentro, il Duomo custodisce opere di livello. Oltre al Cristo risorto di Palma il Giovane, ci sono la Vergine che dà lo scapolare a san Simone Stock di Andrea Michieli detto il Vicentino e due tele con santi attribuite a Benvenuto Tisi detto il Garofalo.
Accanto al Duomo sorgeva un tempo una piccola chiesa dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, fatta risalire a circa l’anno Mille. Della chiesetta resta il cuore: il suo affresco quattrocentesco della Madonna con il Bambino, che oggi è sull’altare del Duomo.




