Rodigo, o la rosa
Il nome di Rovigo compare per la prima volta in un documento ravennate dell’838, nella forma «Rodigo». Da dove venga, nessuno lo sa con certezza. Le ipotesi sono due, e molto diverse. Una lo fa risalire a un nome germanico, «Hrodigo». L’altra, cara agli eruditi, lo collega al greco rhodon, «rosa». Nessuna delle due è dimostrata. È questa seconda lettura ad aver dato alla città il soprannome di «Città delle Rose». Un nome, due storie possibili: una più concreta, l’altra più poetica.
Rhodigium, un nome che viaggia
Gli umanisti latinizzarono il nome in Rhodigium, o Rodigium. L’esempio più illustre è Lodovico Ricchieri, nato a Rovigo nel 1469 e morto nel 1525, passato alla storia come Celio Rodigino (Caelius Rhodiginus). Le sue «Lectiones antiquae» uscirono a Venezia nel 1516, stampate da Aldo Manuzio. Furono poi ampliate a trenta libri nell’edizione di Basilea del 1542. Autori come Rabelais e Montaigne le lessero e le saccheggiarono. La fama dell’umanista portò lontano anche la sua città. Grazie a lui, il nome latino di Rovigo ha viaggiato per tutta l’Europa colta. Un nome di provincia finì così nelle biblioteche di mezzo continente.
Il castello e il leone
Lo stemma comunale racconta invece la storia politica della città. Come spesso accade, l’araldica condensa secoli in pochi simboli. Secondo il repertorio Heraldry of the World è in uso dal 1890 ed è stato concesso ufficialmente il 7 ottobre 1938. La descrizione araldica riportata divide lo scudo in due parti. Nella prima, su fondo azzurro, compare un muro con tre torri, aperto da feritoie, sormontato da un leone di San Marco d’argento senza aureola. La seconda è divisa orizzontalmente in argento e verde. Ogni elemento ha un significato preciso.
In sintesi, lo stemma tiene insieme le due anime di Rovigo. Il muro turrito richiama il castello, cioè l’origine della città. Il leone marciano ricorda i tre secoli di dominio veneziano. Chi passeggia tra le torri e la piazza, insomma, cammina dentro il proprio stemma.




