Il salotto di Rovigo è documentato già nel Duecento. Allora si chiamava «Piazza Grande», ed era circondato da portici fin dall’epoca antica. Per secoli qui si sono svolti mercati, cerimonie civili e feste. Intorno si affacciano gli edifici del potere e della cultura: la Loggia dei Nodari con la Torre civica, Palazzo Roverella, Palazzo Roncale, l’Accademia dei Concordi e il Palazzo della Gran Guardia. Fermarsi al centro significa avere intorno, in un solo colpo d’occhio, secoli di storia cittadina.
Il leone decapitato
Al centro svetta la colonna in pietra d’Istria con il Leone di San Marco, il segno più evidente del dominio veneziano. Era il modo con cui Venezia segnava come proprie le città della Terraferma. Sull’anno di erezione le fonti divergono: la Regione Veneto indica il 1508, altre fonti il 1519. In entrambi i casi la colonna risale ai primi decenni del governo della Serenissima, iniziato con la conquista del 1482.
Nel 1797, con la caduta della Repubblica di Venezia, i soldati francesi distrussero il leone sulla sommità, come accadde in molte città della Terraferma. La colonna rimase «decapitata» per decenni. Per oltre ottant’anni, chi attraversava la piazza vedeva una colonna senza il suo simbolo. Il nuovo leone, opera dello scultore padovano Natale Sanavio, arrivò solo nel 1881. L’occasione fu l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II di Giulio Monteverde, il 25 settembre di quell’anno. Per la cerimonia fu rifatta l’intera pavimentazione, e la piazza prese il nome del sovrano.
La Gran Guardia
Su un lato della piazza si nota il Palazzo della Gran Guardia, costruito nel 1854 dal governo austriaco come Corpo di Guardia militare. La facciata a cinque archi è decorata con elmi, armature e scudi. Oggi il palazzo ospita mostre e conferenze. Sotto il suo portico sono custodite le memorie nazionali della città, con i monumenti a Domenico Angeli e Domenico Piva. In pochi passi, la piazza racconta così Venezia, l’Austria e l’Italia unita.




