Villa Morosini, Polesella
Villa Morosini, Polesella · Threecharlie · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
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Storia · Polesella

Villa Morosini

La villa del doge e la battaglia sul Po

Epoca
Fine XVI secolo (villa); età barocca (trasformazione); 1509 (battaglia)
Dove
Via Alessandro Selmi 543, 45038 Polesella (RO)

Sulla riva sinistra del Po, a Polesella, sorge una villa legata a uno dei veneziani più celebri del Seicento. Secondo MuseiOnline fu costruita verso la fine del Cinquecento su progetto di Vincenzo Scamozzi, l’allievo di Palladio. Il nuovo edificio inglobò una dimora ferrarese del Quattrocento.

Il volto barocco

In origine la facciata aveva un finto pronao con quattro colonne ioniche. In età barocca, sotto la direzione dell’architetto Antonio Gaspari, fu trasformata con l’aggiunta di un timpano circolare.

La villa appartenne ai Morosini, e in particolare a Francesco Morosini, detto «il Peloponnesiaco», doge e condottiero della Serenissima. All’interno si trovano affreschi attribuiti a Louis Dorigny e marmi dello scultore Filippo Parodi. La posizione sul fiume permetteva di raggiungere Venezia comodamente, per via d’acqua.

La disfatta della Polesella

Proprio questo tratto di Po fu teatro di un disastro per Venezia. Era il 22 dicembre 1509, nel pieno della guerra della Lega di Cambrai. Una flotta veneziana di 17 galee, guidata da Angelo Trevisan, risalì il fiume per minacciare Ferrara. Le acque alte avevano portato le navi all’altezza dell’argine.

All’alba l’artiglieria ferrarese aprì il fuoco a sorpresa dalla riva. La comandava il cardinale Ippolito d’Este, fratello del duca Alfonso I.

Gli Estensi catturarono 15 galee. Venezia contò oltre duemila morti, tra caduti e annegati. Trevisan riuscì a fuggire, ma a Venezia fu processato. Una fonte descrive quella giornata come «più un massacro che una battaglia».

Per Ferrara, invece, fu un trionfo. Le cronache riportano che il duca Alfonso I rientrò in città accolto in festa dalla corte e dalla moglie Lucrezia Borgia.

Arte di ieri e di oggi

Oggi la villa ospita la collezione Carrain, dedicata ad artisti del secondo dopoguerra come Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso e Renato Guttuso.

Così, nelle sale che guardano il fiume, il Novecento dialoga con il Seicento. E dall’argine si può ancora immaginare la flotta che risale lenta la corrente, ignara di ciò che la aspetta.

Fonti

  1. MuseiOnline
  2. Finestre sull'Arte
  3. Wikipedia (en)
  4. Wikipedia (en)

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