Rovigo, 1469. Nella casa di un sarto nasce Ludovico Ricchieri. Il mondo dei dotti lo conoscerà con il nome latino di Caelius Rhodiginus, Celio il Rodigino. Rovigo, in quel nome, l'ha portata con sé per tutta la vita.
Studiò a Ferrara, sostenuto da un mecenate rodigino, Girolamo Silvestri. Nel 1491 era già professore di greco e latino nella sua città. Quando Silvestri morì, nel 1499, fu lui a pronunciarne l'elogio funebre. Poi chiese di potersi allontanare per proseguire gli studi.
Il rapporto con i concittadini si guastò presto. Tornato in patria, riprese a insegnare con compensi speciali, ma il 26 maggio 1504 fu destituito e privato del diritto di sedere nel Consiglio cittadino. Le fonti parlano di un comportamento poco generoso verso la città e di un carattere difficile.
Cominciò allora una lunga peregrinazione: Bologna, Ferrara, Vicenza, Padova. Dal 1511 al 1516 insegnò a Milano. In quegli anni prese forma l'opera della sua vita, le Lectiones antiquae, stampate nel 1516 in sedici libri. Era una sorta di enciclopedia del sapere antico, costruita su anni di letture e di lezioni. Il nipote Camillo ne curò un'edizione ampliata, uscita a Basilea nel 1542, e l'opera fu ristampata ancora, per esempio a Leida nel 1560.
Nel 1523 arrivò la riconciliazione. Rovigo lo riammise in Consiglio e gli affidò un incarico d'onore: l'orazione per l'elezione del nuovo doge, Andrea Gritti. Celio morì poco dopo, nel 1525. Le ricerche d'archivio dicono che si spense a Padova, in una stanza in affitto, con una cassa di libri tra i suoi pochi beni.
Oggi il liceo classico di Rovigo porta il suo nome. Chi vuole cercarne la memoria in città può partire dal portico della Rotonda, dove un suo busto è stato segnalato dalla stampa locale, e proseguire verso l'Accademia dei Concordi, dove si conserva la memoria erudita della città.



