Chi arriva a Ficarolo lungo l’argine del Po vede subito una torre che sembra piegarsi. Il campanile della chiesa di Sant’Antonino Martire, però, non ha una semplice inclinazione. Il suo profilo è «spezzato» in tre tratti, ed è la prova di una lunga lotta tra i costruttori e un terreno cedevole.
Una costruzione travagliata
Lo studio dell’Università IUAV di Venezia sul consolidamento e sul restauro della torre ne ricostruisce la storia. Le fondazioni furono gettate nel 1777, dopo il completamento della chiesa parrocchiale.
Il progetto era dell’architetto ferrarese Gaetano Barbieri (1711-1797), mentre la costruzione fu affidata al capomastro Giuseppe Occari. I lavori si interruppero più volte, per problemi statici ed economici, e si conclusero nel settembre 1790.
Il terreno che cede
Il punto scelto era vicino alla «fossa mantovana», un canale di scolo a cielo aperto, e il terreno era molto debole. Quando la torre era arrivata a circa un terzo dell’altezza, le strutture cominciarono a cedere.
I muratori non si arresero. Corressero più volte l’allineamento delle murature per compensare la pendenza. Dalla piazza basta alzare lo sguardo per accorgersene: la torre sembra cambiare idea mentre sale. Il risultato è il caratteristico profilo a tre tratti, che racconta ancora oggi quella sfida, mattone dopo mattone.
Con la croce, la torre supera i 75 metri. L’elenco dei campanili più alti d’Italia la registra a 71,70 metri, probabilmente con un diverso criterio di misura.
Ferita e curata
Il terremoto emiliano del 20 e 29 maggio 2012 danneggiò la base della cella campanaria e fece crollare alcuni archi che reggono la cuspide.
Il restauro del 2014 ha rinforzato la torre con cuciture armate in acciaio inox, iniezioni di malta di calce, cerchiature con cavi d’acciaio e barre in fibra di carbonio. Tecniche di oggi al servizio di un’ostinazione di più di due secoli fa. Così la torre storta continua a vegliare sul paese e sul fiume.




