La Sacca degli Scardovari è la più grande laguna del Delta del Po. È uno specchio d’acqua salmastra chiuso tra due rami del fiume. Al tramonto le capanne dei pescatori su palafitte si riflettono nell’acqua, e il paesaggio sembra sospeso.
Una laguna nata dalle scelte di Venezia
Anche questa laguna è figlia delle scelte veneziane sui fiumi. Secondo la Regione Veneto si è formata perché tre antichi rami del Po, chiusi dai Veneziani, non portavano più sedimenti. Nel frattempo i rami laterali si allungavano verso il mare.
Nel 1966 il mare ruppe l’argine e inondò le terre. Nel punto della rottura oggi sorge il porticciolo Marina 70.
La laguna dei «pioci»
La vita della Sacca ruota attorno ai molluschi. Qui si allevano vongole e cozze, che in dialetto si chiamano «pioci». Dal 2013 la Cozza di Scardovari è DOP. Si produce nella Sacca e nelle frazioni di Scardovari, Ca' Mello e Santa Giulia, ed è l’unica cozza italiana allevata partendo da seme autoctono. Secondo Dissapore il consorzio riunisce 14 cooperative e circa 1.500 soci.
Le casette di legno su palafitte, collegate all’argine da passerelle, servono a lavorare e conservare il prodotto. Sono loro a disegnare il profilo della laguna.
L’oasi rinata
A pochi chilometri, tra Barricata e Santa Giulia, si trova l’Oasi di Ca' Mello. È nata sul vecchio ramo del Po di Camello, che sfociava qui fino alla fine dell’Ottocento. Il suo cuore sono circa 30 ettari di palude relitta.
Fino agli anni Sessanta l’area era occupata da valli da pesca. Dopo la deviazione delle acque nel 1985, dal 1990 è stata rinaturalizzata con il ritorno dell’acqua e delle piante tipiche delle zone umide.
Oggi brevi sentieri si snodano tra canneti e stagni. Si cammina piano, ascoltando il fruscio delle canne, fino alla torretta per il birdwatching. Da lassù la laguna, l’oasi e il mare si leggono come un’unica, grande pagina d’acqua scritta dal fiume.


