Non tutte le storie straordinarie di Rovigo hanno secoli alle spalle. Questa è cominciata da poco, e ha per protagonista un gatto.
Veniva da lontano. Una volontaria lo aveva salvato dalla strada in Bosnia e lo aveva portato in Italia. A Rovigo, intorno al 2013, trovò casa presso una famiglia di via Celio. Ma una casa sola, evidentemente, gli stava stretta.
Il gatto, rosso come la ruggine, cominciò a girare per il centro storico come un cittadino qualunque. Entrava nelle banche, negli studi professionali, perfino in tribunale. Si fermava nei bar. Dormiva nelle vetrine e sotto i portici. Si lasciava chiamare, si faceva prendere in braccio per un momento, poi ripartiva per il suo giro.
I rodigini lo chiamarono Rossini. Per il colore del pelo, secondo alcune cronache. In omaggio al compositore Gioachino Rossini, secondo altre. Forse, per una città, le due cose non si escludono.
Diventò una presenza fissa. Lo si vedeva alle cerimonie del 25 aprile e alle rassegne letterarie. Fu fotografato alla Gran Guardia, all’Accademia dei Concordi, perfino nei presepi di Natale. Sui social qualcuno lo elesse "sindaco onorario", e la sua pagina superò i 17.000 follower.
Non mancarono le marachelle. In municipio, raccontano le cronache, lasciò un ricordo poco nobile proprio sul piano nobile, e il personale dovette aprire tutte le finestre. Fu perdonato, naturalmente.
Nel 2017 il suo muso finì sul manifesto dell’Ottobre Rodigino. Da allora è diventato quasi un logo della città.
La mattina del 14 febbraio 2026, poco prima delle otto, Rossini è stato investito da un’auto in via Celio. L’automobilista si è fermato subito e ha chiamato i soccorsi.
In poche ore, sotto i portici dove il gatto dormiva, è nato un altare spontaneo. Fiori, palloncini, disegni di bambini. E un cartello: «Qui dormiva Rossini, un piccolo grande simbolo della città di Rovigo».
Poi la città gli ha dedicato un concerto in piazza, un murale e, secondo la stampa locale, una statua.
È una storia piccola, se la si guarda da lontano. Da vicino racconta molto di più: una comunità che si riconosce in un gatto randagio arrivato da lontano, e che decide di adottarlo tutta insieme. Camminando sotto i portici, oggi, viene ancora spontaneo cercare con lo sguardo una macchia rossa addormentata in una vetrina.




