Chi oggi attraversa il sagrato del Duomo di Rovigo non può immaginarlo, ma per secoli quello spazio non era vuoto. Accanto alla vecchia pieve di Santo Stefano sorgeva una piccola chiesa a sé, che i rodigini chiamavano con affetto "il Dometto", il piccolo duomo.
Era il battistero della città, l'unico, dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. Le origini sono antiche, forse attorno all'anno Mille. Una lapide, ancora conservata, ricorda che fu ricostruito nel 1361 in forme gotiche, per volontà del vescovo Giovanni da Siena. Sulla facciata, sopra la porta, un affresco del Quattrocento mostrava la Madonna con il Bambino.
Poi arrivò il nuovo Duomo. La sua facciata, completata intorno al 1731, finì quasi addosso al battistero. Nel 1737 si decise di abbatterlo.
Qui entra in scena la leggenda. Si racconta che, durante la demolizione, un operaio stesse per colpire l'immagine della Vergine. Ma il martello sarebbe rimasto sospeso a mezz'aria, e il braccio che lo reggeva come paralizzato. Gli operai e il parroco, sbalorditi, avrebbero avvertito il vescovo. E l'affresco, invece di andare distrutto, fu staccato e portato dentro il Duomo.
Che sia andata così o no, il dipinto si è davvero salvato. Un frammento dell'antica Madonna delle Grazie è stato inserito in una grande pala con santi dipinta da Giovanni Antonio De Pieri, detto lo Zoppo. Secondo la tradizione locale, due piccoli quadri conservati in sacrestia, attribuiti alla cerchia di Bartolomeo Nazzari, raccontano proprio l'episodio del martello.
Anche la lapide del 1361 è sopravvissuta: oggi si trova nel presbiterio.
Visitando il Duomo, cercate quel volto di Madonna più antico, incastonato nella pittura settecentesca. È l'ultimo frammento del Dometto, la piccola chiesa che i rodigini hanno perduto ma non dimenticato.




