San Basilio è oggi un borgo minuscolo tra i campi. Eppure qui sono passati Etruschi, Romani e monaci medievali. Il borgo sorge su un’antica duna fossile, cioè su quella che un tempo era la linea di costa. Dove oggi ci sono campi, un tempo arrivava il mare.
Sotto la sabbia, un abitato antico
I primi ritrovamenti in superficie risalgono al 1977. Alla fine degli anni Ottanta la Soprintendenza e l’Università di Bologna eseguirono dei sondaggi. Dal 2019 gli scavi sono ripresi con l’Università Ca' Foscari di Venezia e l’Università di Padova.
Hanno riportato alla luce un abitato veneto-etrusco, con strutture in legno e argilla cotta usate dall’inizio del VI alla fine del V secolo a.C. Era probabilmente legato ad attività portuali. Bucchero, ceramiche attiche, ioniche e corinzie e materiali di provenienza orientale raccontano scambi con tutto il Mediterraneo.
Sulla strada dell’Impero
In età romana il sito era una stazione di posta lungo la via Popilia, la strada che correva sul cordone litoraneo. Viene identificato con la «mansio Hadriani» della Tabula Peutingeriana, la celebre carta stradale dell’Impero. Della villa rustica romana restano mosaici, lucerne e marmi modanati.
Tra il IV e il V secolo d.C. vi sorse un piccolo luogo di culto, con battistero e sepolture «alla cappuccina». È considerato la sede della più antica comunità cristiana del Polesine.
Molte di queste storie si possono seguire da vicino nel Centro Turistico Culturale di San Basilio, aperto al pubblico dal 1995.
La chiesetta dei monaci
La chiesetta di San Basilio che vediamo oggi fu costruita nel IX secolo dai monaci benedettini dell’abbazia di Pomposa. È una piccola chiesa romanica dalle forme semplici, restaurata alla fine del Novecento, ed è considerata un unicum nel territorio polesano.
Sul sagrato riposa un sarcofago. In una nicchia accanto all’abside si conserva una colonna di marmo che i documenti ecclesiastici definiscono «miracolosa». In pochi metri quadrati, qui, si attraversano più di duemila anni di storia.




